Export: segnali di ripresa in provincia di Ancona. raddoppiate le esportazioni dell’agroalimentare, incremento UE

pubblicata il 14.09.2016
I dati del commercio estero relativi al primo semestre del 2016 rilevano un valore delle esportazioni della provincia di Ancona di 1.858,1 milioni di euro.

Rispetto allo stesso periodo del 2015 le esportazioni provinciali risultano in crescita di +0,8%, un andamento migliore di quello medio italiano: le esportazioni del Paese, infatti, sono stazionarie, mentre il confronto con il trend delle Marche è favorevole al contesto regionale, che rileva un incremento delle vendite all’estero di +1,6%.

Per la provincia di Ancona in particolare si evidenzia un’impennata dei prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca, che risultano avere raddoppiato in valore le vendite all’estero rispetto al primo semestre 2015, attestandosi a 13 milioni di euro.

Le attività del settore agroalimentare rappresentano una delle voci più importanti dell'economia italiana e si caratterizzano per specializzazioni particolari lungo tutto il territorio nazionale che nel nostro territorio stanno conoscendo un momento di rilancio: in provincia di Ancona in particolare si stanno diffondendo rapidamente produzioni di qualità destinate al mercato interno e a quello internazionale, affiancando piccole aziende a conduzione familiare ad imprese più strutturate che si affacciano anche nella Grande Distribuzione.

Anche per questoprecisa il Presidente della Camera di Commercio di Ancona Giorgio Cataldi abbiamo dedicato l’ultima edizione del progetto di digitalizzazione delle imprese del nostro territorio – Made in italy eccellenze in digitale – al settore agroalimentare, un ambito su cui scommettiamo da tempo anche accompagnando le imprese all’estero: siamo appena tornati dalla Speciality & Fine Food Fair di Londra dove la nostra azienda speciale per  l’internazionalizzazione Marchet ha coordinato la presenza di un gruppo di imprese marchigiane. L’evento londinese, che ha richiamato oltre 12.000 visitatori, ha rappresentato un’occasione importantissima per le nostre PMI di ampliare il proprio network di relazioni e per promuovere la cultura dei prodotti alimentari del nostro territorio, tra cui la pasta all’uovo, il vino, la quinoa, i sughi pronti, i sottoli e dolci. Senza dimenticare che con le tradizioni agroalimentari si veicola l’identità tutta di un territorio con ricadute positive per il turismo: i nostri prodotti d’eccellenza sono  anche i migliori ambasciatori all’estero.

In tal senso non possiamo che esprimere preoccupazione nei confronti della riforma del sistema camerale proposta dal Governo e che, nella sua ultima formulazione limita fortemente proprio le funzioni di internazionalizzazione da svolgere all’estero: una perdita che colpirebbe le imprese, specialmente le più piccole, che negli anni abbiamo accompagnato ed assistito all’estero e che da sole non sarebbero state in grado di farlo”

Continuando l’analisi dell’export anconetano con riguardo ai prodotti delle attività manifatturiere, si rileva che contributi maggiori all’incremento delle esportazioni arrivano dai comparti del legno e prodotti in legno; carta e stampa, con vendite all’estero per un  valore di 174,1 milioni di euro e una crescita tendenziale di +20,0%, dai mezzi di trasporto (45,4 milioni di euro, +31,9%), e dagli articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (115,7 milioni di euro, +8,7%). Tra i contribuiti positivi si aggiunge quello dei prodotti tessili, abbigliamento pelli e accessori (139,7 milioni di euro,

L’andamento delle esportazioni manifatturiere è stato invece frenato maggiormente dall’export di coke e prodotti petroliferi raffinati (29,9 milioni di euro, -55,5%).

Esaminando l’andamento delle importazioni, si osserva un andamento negativo rispetto al primo semestre del 2015 sia per l’Italia (-2,9%), sia per le Marche (-3,5%), sia, e in misura molto più accentuata, per la provincia di Ancona (-16,6%). 

Con riferimento alla provincia dorica, tale andamento è il risultato in particolare sia di un decremento molto consistente per quello che riguarda gli acquisti dall’estero di prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere, che hanno perso un terzo del valore e si attestano a 379,1 milioni di euro (si tratta quasi esclusivamente di petrolio greggio ), sia della contrazione del valore delle importazioni di prodotti delle attività manifatturiere, per le quali il decremento tendenziale è pari a -4,4% e le porta a 865,2 milioni di euro.

 La principale meta di destinazione delle esportazioni doriche è come sempre rappresentata anche in questi primi sei mesi dell’anno, dal Vecchio Continente (1.290,6 milioni di euro, 69,5%), con l’Unione Europea a far la parte del leone, poiché verso di essa si sono dirette il 58,9% delle esportazioni provinciali, con un incremento tendenziale di +3,2%. Valori superiori ai 100 milioni di euro di esportazioni sono andate verso l’America settentrionale (121,4 milioni di euro, -9,0%), verso l’Africa (108,3 milioni di euro, +23,3%) e verso l’Asia Orientale (108,4 milioni di euro, +0,8%). Per le rimanenti aree geografiche si osservano contrazioni per il Medio Oriente (92,5 milioni di euro, -24,4%) e per l’Oceania e altri territori, appena 23,1 milioni di euro (-7,5%), mentre è favorevole il trend per l’America centro-meridionale (52,7 milioni di euro, +16,5%).

L’Europa si conferma essere anche il primo mercato anche con riferimento al versante delle importazioni: nel periodo gennaio-giugno di quest’anno infatti dall’Europa risultano provenire prodotti per un valore di 772,7 milioni di euro, in incremento rispetto allo stesso periodo del 2015 del +5,0%. In questo caso tuttavia l’Unione Europea rappresenta il 47,2% delle importazioni provinciali (597,4 milioni di euro) e il trend risulta essere negativo per -2,5%, diversamente dalle importazioni provenienti dagli altri paesi europei non appartenenti alla UE, per i quali, nel complesso, con 175,3 milioni di euro risulta un incremento tendenziale di +42,7%.